domenica 20 maggio 2012


IL REALISMO

Il 1848 rappresenta, per tutta l'Europa, l'anno delle grandi e sanguinose sommosse popolari. Molte delle manifestazioni parigine del '48 vengono però sanguinosamente represse e in breve anche Luigi Napoleone, inizialmente eletto quale esponente del Partito dell'Ordine, tornerà a schierarsi apertamente con la forte borghesia industriale, compiendo un'opera di restaurazione politica e sociale cosi radicale da culminare addirittura con il ripristino dell'impero.
L'Europa, dalla seconda metà del secolo XIX e fino alla Prima Guerra Mondiale, è caratterizzata da una crescita che appare inarrestabile in tutti i settori dell'economia e del lavoro, con la nascita di nuove industrie e di nuove tecnologie e lo sviluppo dei modi di produzione capitalistici.
É l'età della borghesia, in cui per l'uomo europeo cresce l'illusione di poter controllare razionalmente la realtà e di poterla effettivamente dominare con la propria capacità imprenditoriale, con il proprio spirito d'iniziativa, con gli strumenti che l'evolversi della scienza mette a disposizione.
Al tempo stesso si forma il proletariato industriale, non più solamente in Paesi come l'Inghilterra, la Francia e la Germania, ma ovunque in Europa, caratterizzato da una crescente presa di coscienza del proprio peso e delle possibili rivendicazioni.
L'epoca si connota, dal punto di vista filosofico, per l'affermazione del Positivismo, una tendenza basata sulla fiducia nelle possibilità conoscitive da parte della scienza, considerata in grado di intervenire nell'analisi della società e della storia, e sulla fiducia nel progresso scientifico e tecnologico, di cui si aspettava la soluzione di tutti i problemi dell'uomo, materiali ma anche spirituali.
Il termine “Positivismo” aveva designato un vero e proprio indirizzo filosofico con Auguste Comte, che nel 1830 pubblicò un Corso di filosofia positiva, punto di partenza per varie, successive rielaborazioni. A partire dalla metà dell'Ottocento il Positivismo coincise con la diffusione di una letteratura e di un'arte di tipo realistico, definita “Naturalistica” in ambito francese da quando lo scrittore Emile Zola si servì per primo del termine “Naturalisme” per indicare una narrativa che fosse in grado di rispecchiare le forme concrete del reale.
La parola “Naturalismo” si riferisce a quelle ricerche ed esperienze aliene da ogni metafisica, interessate solo alla natura delle persone e delle cose e intenzionate a fornire un contributo alla soluzione dei problemi, soprattutto di quelli sociali. Questo atteggiamento fiducioso nel progresso si diffuse in particolare in Francia, mentre l'accezione specifica del naturalismo che si ebbe in Italia, e che ebbe in nome di “Verismo” , si connotò in termini più pessimistici, scettici per quanto riguarda un possibile miglioramento delle strutture sociali propiziato dalle arti.

Honoré Daumier, Il vagone di terza classe, 1863-65, Metropolitan Museum of Art

In questo contesto complessivo di grandi fermenti politici e sociali anche l'arte attraversa una sorta di crisi di identità. Di fronte ai nuovi fatti accaduti, l'artista non sembra poter più nascondersi fuggendo nel mondo incantato della mitologia o dello storicismo romantici.
I movimenti realisti nascono pertanto proprio per rispondere in modo artistico a questa prepotente richiesta di vero e quotidiano. In pittura come in letteratura non si vuole più ingannare, proponendo soggetti falsi o inconsistenti, ma se cerca di documentare la realtà nel modo più distaccato possibile, quasi analitico.

Jean-Francois Millet, Le spigolatrici, 1857, Parigi, Musée d'Orsay

In Francia, in modo particolare, il Realismo si sviluppa come metodo scientifico per indagare la realtà, spiegandone le contraddizioni e le miserie senza esserne però coinvolti emotivamente. Il primo e unico fine dell'artista sarà quello di annotare minuziosamente le caratteristiche del mondo che lo circonda, astenendosi il più possibile da qualsiasi giudizio di tipo soggettivo.
L'aspirazione al Realismo era già presente negli artisti romantici, nei vari ambiti in cui essi si esprimevano: la ritrattistica, che aveva guadagnato in resa fisiognomica, il paesaggio, visto di frequente con profonda aderenza al vero, la rappresentazione storica, in cui si ricercava la perfetta verosimiglianza.

LA FOTOGRAFIA

La fotografia fece la sua comparsa ufficialmente nel 1838, quando Louis-Jacques-Mandé Daguerre comunicò all'Accademia delle Scienze un procedimento, che egli aveva perfezionato e denominato dagherrotipo, per fissare un'immagine proiettata nella camera oscura sopra una lastra d'argento precedentemente trattata con dei vapori di iodio. Poiché l'argento così trattato tende per sua natura a ossidarsi in presenza di luce, sulla lastra rimaneva impressa la scena ripresa al negativo, cioè con le zone in luce annerite, quindi scure. L'impiego di speciali sali di mercurio, infine, serviva a invertire l'immagine riconvertendo gli scuri in chiari e viceversa, come nella realtà, e a fissarla, cioè a stabilizzare in modo definitivo i livelli di annerimento.

Louis-Jacques-Mandé Daguerre, Veduta del Boulevard du Temple a Parigi, 1838.


La prima ripresa fotografica vera e propria venne realizzata nel 1827 dal francese Nicéphore Niepce, che mise a punto anche il relativo apparecchio. Si trattava di una camera ottica che al posto del vetro smerigliato aveva una lastra di péltro, resa sensibile alla luce da una emulsione a base di bitume.

Joseph Nicéphore Niépce, Veduta dalla finestra a Le Gras, 1827

In Inghilterra si sperimenta, quale supporto per i negativi, una particolare carta sensibile(1834), mentre ancora ai francesi spetta l'invenzione della cosiddetta lastra, un semplice vetro reso sensibile alla luce grazie a un composto a base di albumina.
Nel 1877 l'anglo-americano Eadweard Muybridge esegue la prima serie di fotografie di soggetti in movimento, riuscendo in tal modo a bloccarne e ad analizzarne le varie fasi e ponendo direttamente le basi per quelli che saranno i futuri sviluppi della cinematografia. Nel 1888, infine, viene commercializzato in America il primo rullino di pellicola Kodak.
Sin da questo periodo pionieristico, la fotografia ebbe subito rapporti non facili con la pittura, nel senso che, sviluppando soprattutto il genere della ritrattistica, sottrasse occasioni di lavoro ai pittori, fornendo prodotti più accessibili e meno costosi.
Fotografi come Felix Nadar si specializzano nella ritrattistica arrivando a sviluppare abilità compositive e di indagine psicologica del tutto analoghe a quelle di un ottimo pittore.

Gaspard Félix Tournachon, detto Nadar, Ritratto di Sarah Bernardt, 1859

Per quello che riguarda i reportages e le fotografie documentarie, l'esperienza più significativa si matura a Firenze, dove a partire dal 1850 la famiglia Alinari si dedica un metodico e meritorio censimento per immagini di tutte le bellezze artistiche e paesaggistiche della Toscana e dell'intera Italia e addirittura di alcuni paesi esteri.

Fonti:
G. Cricco, F. P. Di Teodoro, Itinerario nell'arte, Volume B, Dal Seicento a oggi. Zanichelli
G. Dorfles, F. Laurocci, A. Vettese, Storia dell'arte, L'Ottocento, Atlas.
 

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