Da visitare

 

Il Miracolo Eucaristico.

miracolo È il primo che la Chiesa Cattolica ricordi e avvenne nell’VIII secolo nella chiesa di S. Legonziano dei monaci Basiliani. Un Monaco, mentre celebrava la Messa, fu tormentato dal dubbio circa la reale presenza di Gesù Cristo nel Sacramento; il Prodigio si verificò con la trasformazione dell’Ostia Santa in Carne e dei Vino in Sangue che si raggrumò in cinque piccoli globuli irregolari per forma e grandezza. Queste Sacre Reliquie furono conservate per cinque secoli dai monaci Basiliani e poi dai Benedettini succeduti nella Chiesa di S. Legonziano; dal 1258 sono conservate nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi, costruita sullo stesso tempio dei Basiliani.
Il Miracolo Eucaristico è stato oggetto di diverse ricognizioni da parte delle autorità ecclesiastiche negli anni 1574, 1637, 1770, 1886, 1970 e 1981. Le Reliquie sono conservate in un Ostensorio d’argento del 1713, e in una antica ampolla di cristallo di Rocca.
Alle varie ricognizioni ecclesiastiche, hanno fatto seguito quelle scientifiche compiute dal Prof. Odoardo Linoli, libero docente in Anatomia e Istologia Patologica e in Chimica e Microscopia clinica, coadiuvato dal Prof. Ruggero Bertelli dell’Università di Siena. Le analisi, eseguite con assoluto e accertato rigore scientifico e documentate da una serie di fotografie al microscopio, pubblicate dallo stesso Prof. Linoli, hanno dato i seguenti risultati:
- La Carne è vera Carne, Il Sangue è vero Sangue.
- La Carne è costituita da tessuto muscolare del cuore (miocardio).
- La Carne e il Sangue appartengono alla specie umana.
- La Carne e il Sangue hanno lo stesso gruppo sanguigno (AB).
- Nel Sangue sono state ritrovate le proteine normalmente frazionate con i rapporti percentuali quali si hanno nel quadro sieroproteico del sangue fresco.
- Nel Sangue sono stati anche ritrovati i minerali: Cloruri, Fosforo, Magnesio, Potassio, Sodio e Calcio.
- La conservazione della Carne e del Sangue, lasciati allo stato naturale per dodici secoli ed esposti all’azione di agenti atmosferici e biologici, rimane un Fenomeno Straordinario.

 

La Cattedrale.

piazza La caratteristica che rende unica nel suo genere la chiesa consiste nel fatto di essere edificata su tre archi di un ponte romano, il ponte di Diocleziano. La decisione di erigere un luogo di culto in onore alla Madonna si ebbe dai cittadini lancianesi nel 1389. Venne intitolata prima Oratorio di Maria Santissima del Ponte, poi Santa Maria delle Grazie. Nel 1088, durante dei lavori di ristrutturazione del ponte dopo un terremoto venne ritrovata una statua della Madonna col Bambino, che venne ribattezzata Madonna del Ponte. La statua risulta trattarsi di un’antica icona bizantina, nascosta nell’VIII secolo in un arco del ponte per sottrarla agli iconoclasti. La chiesa venne edificata nel XIV secolo. Agli inizi del XVII secolo, per opera di Tommaso Sotardo di Milano venne costruito il campanile. Nel 1785 alcuni lavori portarono all’arricchimento delle forme architettoniche interne. Fu interamente ricostruita nel XVIII secolo, su progetto dell’ingegnere Eugenio Micchitelli, demolendo la preesistente chiesa della Santissima Annunziata. La facciata, iniziata nel 1819, non fu mai terminata nella parte superiore.

 

La chiesa di San Francesco.

sfrancesco Venne eretta, in stile gotico, tra il 1252 e il 1258 dai frati Minori Conventuali, sulla sottostante chiesa di San Legonziano, rendendola una delle prime chiese conventuali in Abruzzo. Il sottostante luogo di culto fu lo scenario del Miracolo Eucaristico, avvenuto, secondo la tradizione cristiana, nel VII secolo. Tra il 1730 e il 1745 il santuario fu oggetto di massicci interventi di adeguamento ai canoni estetici del periodo, che gli conferirono l’attuale aspetto barocco, con navata unica ampia ed alta. Degli originali sei altari minori oggi ne rimangono solo due, collocati nelle vicinanze del presbiterio. L’opera di restauro in occasione del Giubileo del 2000 ha restituito alla chiesa il suo splendore settecentesco. La facciata in pietra ha un’austerità francescana. All’interno, si nota una ricchezza di linee barocche gradevoli soprattutto nelle curve eleganti di gusto borrominiano. Sono qui conservate le reliquie di un miracolo avvenuto nell’VIII secolo nella chiesa di San Legonziano dei monaci Basiliani. Un monaco mentre celebrava la messa fu tormentato dal dubbio circa la reale presenza di Gesù Cristo nel Sacramento: il prodigio si verificò con la conversione dell’ostia santa in carne, e del vino che si raggrumò in cinque piccoli globuli irregolari. E’ ricordata quindi come la Chiesa del Miracolo Ecauristico.

 

Santa Maria Maggiore.

smariamaggiore Secondo la leggenda la chiesa venne edificata su un tempio pagano dedicato al dio Apollo, nel luogo dove si tenevano le Nundianae meractus, cioè le fiere. Diversamente gli scavi operati nel 1968, durante lavori di restauro e ripristino, hanno fatto affiorare tracce di una chiesa romanica, risalente probabilmente alla fine del XII secolo, inglobata nelle successive costruzioni. La trasformazione dell’antica struttura iniziarono nel 1227, sotto la dominazione sveva, diretta da maestranze cistercensi-borgognone, provenienti dai cantieri dell’abbazia di Santa Maria Arabona. Venne ampliata longitudinalmente con la realizzazione del presbiterio, quadrato esternamente e ottagonale internamente, con copertura ad ombrello. Fu in quell’occasione che venne abbassato di qualche metro il piano calpestio dell’interno e vennero realizzare le volte sulle navate. Vennero conservati, del vecchio tempio, il basamento del campanile, alcune pareti e il portale principale. Nel 1317 fu realizzata la nuova facciata orientale, si affaccia su via Santa Maria Maggiore, rivolta verso la nuova direttrice di espansione della città, con un portale gotico di Francesco Petrini. Conseguentemente a questa modifica strutturale il presbiterio venne trasformato in vestibolo e l’antico portale venne murato per accogliere l’abside. Furono realizzati inoltre due portali laterali con elementi tipicamente federiciani, che richiamano soluzioni riconducibili a Castel del Monte in Puglia. Fu innalzata la torre campanaria, affiancata da un’altra gemella, che secondo le cronache locali venne distrutta dal terremoto del 1600. Nel XVI secolo, con il fermento urbanistico che caratterizzò il quartiere Civitanova soprattutto dal 1515, quando vi si stanziò il nuovo Arcivescovado, la chiesa fu oggetto di ulteriori operazioni. Con le trasformazioni del 1540 l’assetto della chiesa gotica venne completamente stravolto, con l’abbattimento della navata sinistra per lasciare spazio ad una grande navata centrale, il cui ingresso era rivolto verso il campanile; la navata centrale fu trasformata in navata laterale, mentre dalla navata destra si ricavarono le cappelle. La facciata monumentale del Petrini venne affiancata da un nuovo prospetto, il cui coronamento orizzontale fu posto in corrispondenza di quello già esistente, con rosone e portale in corrispondenza della nuova navata. Subì modifiche anche l’interno, con un rivestimento ad intonaco e con la dotazione di elementi ornamentali di carattere tipicamente rinascimentale. A riportale il luogo di culto al suo presunto aspetto gotico-cistercense sono stati i massicci interventi di ripristino operati sotto la guida del Soprintendente Mario Moretti alla fine del 1960.

 

Le Torri Montanare.

torrimontanare “Per varie porte si apre l’adito a questa città, fabbricate sul gusto dei mezzi tempi, con guardie, antímurí, merli, torri e ponti a levatoio, per poter impedire qualunque incursione.” Così nel 1790 scriveva l’ Antinori parlando delle mura che cingevano Lanciano. Oggi esistono integre solo le Torri Montanare, che guardano la valle che si apre verso la Maiella. Vennero erette verso la fine dei secolo X quando la città si estese con la costruzione del nuovo quartiere di Civitanova, per rendere più sicura quella parte della città che terminava in pianura. Il tratto lungo Via S. Spaventa è costituito da muratura a faccia vista con scarpa esterna. A Nord, invece, le mura sono costituite da una struttura mista di pietrame e mattoni, circostanza questa che fa supporre l’essere la struttura originaria di tutte le mura. La Torre medievale interna è a pianta rettangolare ed è formata da 3 lati chiusi e il 4, quello rivolto verso l’interno, aperto in modo tale da precluderne l’uso contro la Città da parte dei nemico che fosse riuscito a conquistarla. Nell’angolo Nord-Ovest è situata la torre più bassa sporgente verso l’esterno, che risale al XV secolo.

 

La fontana del Borgo.

fonteborgo La fonte del Borgo o fontana del Borgo si trova nell’omonimo quartiere di Lanciano, in provincia di Chieti. È iscritta all’elenco dei monumenti nazionali. Risalente al XVI secolo , era anticamente una fontana pubblica nota anche col nome di fontana della Pietrosa, situata nei pressi dell’antica porta Sant’Angelo. Nel corso del tempo è stata oggetto di diversi interventi di manutenzione. Attualmente si presenta visibile solo parzialmente a causa del riempimento della Valle Pietrosa e dalla sopraffazione edilizia. L’impianto consiste in un frontone a timpano con vasca e in un lavatoio laterale a forma di rettangolo allungato, con 12 aperture arcuate a tutto sesto e ghiera in mattoni. Il corpo centrale è racchiuso da lesene in mattoni con capitelli e trabeazione, ornati con fregi a trifogli, che sostengono il timpano triangolare in mattoni sagomati. Tra le lesene il paramento presenta un rivestimento in lastre di pietra leggermente sporgente, che costituisce la base d’appoggio per le sei maschere di volti umani con criniere di leoni [3], dalle cui bocche sgorga l’acqua. Il corpo laterale del lavatoio, al contrario di quello centrale, è costituito in muratura notevolmente eterogenea di pietra e mattoni, presenti però solo sulle ghiere degli archi. A fronteggiare il lavatoio vi è un tratto di muro in pietra e mattoni, con una finestrella quadrata.

 

La chiesa di Santa Lucia.

santalucia La Facciata di S. Lucia presenta molte analogie con quella di S. Francesco nella zoccolatura in pietra e nel Portale. Questa di S. Lucia appare però di proporzioni più slanciate ed è decorato da un giro di fiori a punta di diamante che dà all’insieme una maggiore leggerezza ed eleganza. Il Rosone che occupa la parte alta della Facciata appartiene alla scuola di Francesco Petrini. A seguito del crollo della cupola, avvenuto nel 1791, fu scoperta un’iscrizione Gotica secondo cui la prima pietra della Chiesa era stata posta nel 1250 sulle rovine del tempio di Lucina. L’interno è stato ricostruito alla fine del secolo scorso con dignitose linee neoclassiche. Dietro e parallelamente al Torrione e alle Mura Aragonesi sorge la Chiesa di Santa Chiara riaperta al culto dopo alterne vicende; annesso alla Chiesa era un grosso Convento di Clarisse. In seguito all’abolizione della feudalità il Convento fu adibito in parte a caserma di soldati, in parte ad Asilo Infantile.