domenica 31 maggio 2009

Dossier di storia... per gli esami (e non solo). Unità 3: Grande Guerra e Rivoluzione russa

Ecco la terza unità... Per quanto riguarda i totalitarismi (fascismo, nazismo, stalinismo) fate riferimento agli approfondimenti già pubblicati.


(1) MASSE E PROGRESSO. Il taylorismo.
Nelle fabbriche, a partire dal 1893, prese piede un nuovo modo di organizzare il lavoro che prese il nome di taylorismo dal suo "inventore", F. Taylor. La lavorazione di un prodotto fu divisa in tante fasi. Ognuna di esse fu affidata a un singolo operaio incaricato di svolgere un numero limitato e preciso di operazioni in un tempo stabilito dalla direzione dell'azienda in base alla velocità delle macchine. Tutto ciò permetteva di risparmiare tempo e di produrre di più e a costi più bassi che in passato. Questa organizzazione scientifica del lavoro fu applicata fin dai primi anni del '900 con successo straordinario in una fabbrica automobilistica di Detroit (USA) di proprietà di H. Ford. Nella foto, operai al lavoro in una catena di montaggio nel 1913.


(1) MASSE E PROGRESSO. Le suffragette. Negli ultimi decenni dell'800 i governi di diversi paesi riformarono i loro sistemi elettorali concedendo il diritto di voto a fasce sempre più ampie della popolazione. Queste riforme però escludevano ovunque le donne. Per la legge le donne erano "cittadine a metà". Finchè erano nubili si trovavano sotto la tutela del padre, poi, da sposate, erano i mariti a prendere per loro le decisioni più importanti. Un numero sempre crescente di donne aveva iniziato a lavorare, ma venivano pagate meno degli uomini. Anche nel campo dell'istruzione le donne borghesi ricevevano un'istruzione meno accurata degli uomini: difficilmente frequentavano l'università e non potevano accedere alle professioni più prestigiose. Il loro compito principale era diventare mogli e madri e dedicarsi alla famiglia. Tra l'800 e il '900 in molti paesi (USA, Gran Bretagna, Francia, Italia) nacquero movimenti di donne decise a battersi per conquistare i diritti fino ad allora negati. Suffrafiste o suffragette furono definite le donne che lottavano per ottenere il diritto di voto. In Gran Bretagna le donne andarono a votare pe la prima volta nel 1918, negli USA nel 1920, in Francia nel 1945, in Italia nel 1946. Nella foto l'arresto di una suffragetta.


(1) MASSE E PROGRESSO. Il quarto stato. Il quadro del pittore piemontese Pellizza da Volpedo (1901) è diventato il simbolo dell'avanzata del proletariato tra il XIX e il XX secolo. Si intitola Il quarto stato. All'inizio dell'800 i borghesi (il terzo stato durante la rivoluzione francese) avevano raggiunto il potere. Restava il problema del riscatto sociale del proletariato e del mondo contadino, che in questa opera sono rappresentati come soggetti politici protagonisti della storia e non più vittime di essa. La forza simbolica del quadro viene dalla potenza della marcia del popolo dei lavoratori che sembra uscire dal quadro: una potenza suscitata dalla compostezza e dalla sicurezza del corteo. In primo piano ci sono due uomini, uno più giovane e uno più anziano, e una donna con un bambino (sintomo della crescente rilevanza della "questione femminile").








(1) MASSE E PROGRESSO. La prima automobile FIAT ad essere esportata e venduta all'estero: il modello 12/16 HP del 1902, il telefono e la radio.


(1) MASSE E PROGRESSO. Il cinema.
Il divertimento che più contribuì a dare vita a una cultura popolare fu il cinema. La prima proiezione cinematografica fu realizzata dai fratelli Lumiere nel 1895 a Parigi. La loro invenzione ebbe un successo strepitoso. I primi film erano in bianco e nero e muti: gli attori si esprimevano a gesti, accompagnati da un sottofondo musicale.





(2) LA GRANDE GUERRA. Giovanni Giolitti.









(2) LA GRANDE GUERRA. L'attentato di Sarajevo.
Il disegno di A. Beltrame per la copertina de "La Domenica del Corriere" rappresenta l'omicidio del duca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, avvenuto a Sarajevo il 28 giugno 1914.








(2) LA GRANDE GUERRA. La propaganda di guerra. Allo scoppio della guerra i giornali cercavano di orientare l'opinione pubblica a favore del conflitto. In questo modo strati sociali assai vasti aderirono alla causa della guerra. A tal fine si perfezionarono anche le tecniche pubblicitarie che si rivelarono un mezzo di persuasione molto efficace. In queste immagini vediamo un manifesto che invita al prestito di guerra per aiutare lo sforzo bellico italiano e un manifesto a favore dell'arruolamento americano.


(2) LA GRANDE GUERRA. La guerra di trincea. Gli eserciti in campo erano così immensi che i combattimenti divamparono sull'intera lunghezza dei confini fra le potenze nemiche. La potenza delle armi da fuoco era così tremenda che l'unica possibilità di sopravvivere consisteva nel trincerarsi in posizioni difensive scavate nel terreno, mentre uscire allo scoperto e attaccare era quasi un suicidio. Su tutti i fronti gli eserciti contrapposti trascorsero anni inchiodati nelle loro trincee, protette da reticolati di filo spinato e dissanguandosi in spaventose offensive che permettevano di conquistare pochi chilometri di terreno. Vivere nelle trincee significava combattere non solo col nemico, ma con l'umidità e la sporcizia, i topi, i pidocchi e le malattie.

(2) LA GRANDE GUERRA. Giuseppe Ungaretti.
Il poeta, convinto interventista, si arruolò come volontario in un reparto di fanteria e partecipò ai durissimi combattimenti nelle trincee sul Carso. Il contatto diretto con le atrocità della guerra fu per lui sconvolgente. Immerso nella violenza del conflitto e nel contatto quoridiano con la morte scrisse le sue brevi ma intense poesie in cui elaborò una desolata riflesione sulla fragilità della vita umana, sulla precarietà e sul dolore dell'esistenza. Ogni poesia reca l'indicazione della data e del luogo in cui è stata scritta.
Veglia
Cima Quattro il 23 dicembre 1915


Un'intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d'amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita


Fratelli
Mariano il 15 luglio 1916

Di che reggimento siete
fratelli?

Parola tremante
nella notte

Foglia appena nata

Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli


San Martino del Carso
Valloncello dell'Albero Isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

E' il mio cuore
il paese più straziato



(3) LA RIVOLUZIONE RUSSA. Lenin.
Vladimir Ilic Uljanov, figlio di un funzionario che godeva della nobiltà accordata dallo zar a tutti gli alti impiegati dello stato, divenne, sulla scia del fratello, un rivoluzionario di professione e aderì all'ala rivoluzionaria del Partito Socialista, i bolscevichi. Divenne famoso con lo pseudonimo Lenin. Ricercato dalla polizia zarista visse a lungoin clandestinità e poi in esilio. Caduto il regime zarista tornò in Russia e diresse la rivoluzione e la successiva guerra civile con ferrea energia e spietata durezza. Morì nel 1924. Il suo corpo, imbalsamato, fu esposto in un mausoleo sulla Piazza Rossa di Mosca. In questa immagine Lenin incita il popolo alla rivoluzione dominandolo con il gesto e con la parola. La propaganda sovietica lo esaltava come il più grande genio che l'umanità avesse mai prodotto e fino alla caduta del comunismo, nel 1989, i suoi ritratti, spesso sotto forma di statue colossali, si trovavano dappertutto in Unione Sovietica e negli altri paesi comunisti.



(3) LA RIVOLUZIONE RUSSA. L'uso politico della fotografia. Negli anni Trenta i ritratti di Stalin cominciarono ad affiancarsi dappertutto a quelli di Lenin. Il dittatore si presentava come il degno successore di Lenin e come leader della della rivoluzione d'ottobre: tutti gli altri capi, a cominciare da Trotskij, vennero dimenticati. La propaganda arrivò a tal punto da modificare le fotografie del tempo per far sparire gli avversari di Stalin. In queste due immagini Lenin tiene un discorso alle truppe nel 1920: sulle scale della tribuna nella prima foto, compaiono Trotskij e Kamanev. La foto venne riutilizzata nel periodo staliniano, ma come si vede nella seconda, i due nemici politici di Stalin sono scomparsi (il primo fu ucciso dai sicari di Stalin nel 1940, il secondo venne condattato a morte nel 1936).

giovedì 21 maggio 2009

IL LONFO

Leggetevi questa meravigliosa poesia di Fosco Maraini intitolata "Il Lonfo" e poi ascoltatela recitata da Gigi Proietti. Si tratta di una poesia metasemantica: il poeta utilizza delle parole inventate, ma la struttura della lingua è quella dell'italiano. Chi è, o meglio, che cos'è il lonfo? Che cosa fa? Fate lavorare la vostra fantasia!!!

Il lonfo non vaterca né gluisce

e molto raramente barigatta,

ma quando soffia il bego a bisce bisce

sdilenca un poco, e gnagio s'archipatta.

È frusco il lonfo! È pieno di lupigna

arrafferìa malversa e sofolenta!

Se cionfi ti sbiduglia e t'arrupigna

se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio lonfo ammargelluto

che bete e zugghia e fonca nei trombazzi

fa lègica busìa, fa gisbuto;

e quasi quasi, in segno di sberdazzi

gli affarfaresti un gniffo. Ma lui zuto

t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.



La prof.

sabato 16 maggio 2009

Dossier di storia... per gli esami (e non solo). Unità 2: La seconda metà dell'Ottocento

Ecco completata anche la seconda parte del dossier di storia.


(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Karl Marx
















(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Il manifesto del Partito comunista.
Lo scopo immediato dei comunisti è lo stesso di tutti gli altri proletari: formazione del proletariato in classe, abbattimento del dominio della borghesia, conquista del potere politico da parte del proletariato.
Le proposizioni teoriche dei comunisti non poggiano affatto su idee, su principi inventati o scoperti da questo o quel riformatore del mondo.
Esse sono semplicemente espressioni generali di rapporti di fatto di una esistente lotta di classi, cioè di un movimento storico che si svolge sotto i nostri occhi. L'abolizione di rapporti di proprietà esistiti fino a un dato momento non è qualcosa di distintivo peculiare del comunismo.
Tutti i rapporti di proprietà sono stati soggetti a continui cambiamenti storici, a una continua alterazione storica.
Per esempio, la rivoluzione francese abolì la proprietà feudale in favore di quella borghese.
Quel che contraddistingue il comunismo non è l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della proprietà borghese.
Ma la proprietà privata borghese moderna è l'ultima e la più perfetta espressione della produzione e dell'appropriazione dei prodotti che poggia su antagonismi di classe, sullo sfruttamento degli uni da parte degli altri.
In questo senso i comunisti possono riassumere la loro teoria nella frase: abolizione della proprietà privata.
In una parola: i comunisti appoggiano dappertutto ogni movimento rivoluzionario diretto contro le situazioni sociali e politiche attuali.
Entro tutti questi movimenti essi mettono in rilievo, come problema fondamentale del movimento, il problema della proprietà, qualsiasi forma, più o meno sviluppata, esso possa avere assunto.
Infine, i comunisti lavorano dappertutto al collegamento e all'intesa dei partiti democratici di tutti i paesi.
I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Dichiarano apertamente che i loro fini possono esser raggiunti soltanto col rovesciamento violento di tutto l'ordinamento sociale finora esistente. Le classi dominanti tremino al pensiero d'una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da perdervi che le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare.
PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!

(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Michail Bakunin.
















(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Enciclica Rerum Novarum
... i socialisti, attizzando nei poveri l'odio ai ricchi, pretendono si debba abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello stato. Con questa trasformazione della proprietà da personale in collettiva, e con l'eguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato... Il peggio si è che il rimedio da costoro proposto è una aperta ingiustizia, giacché la proprietà privata è diritto di natura... È quindi giusto che il governo s'interessi dell'operaio, facendo si che egli partecipi ín qualche misura di quella ricchezza che esso medesimo produce, cosicché abbia vitto, vestito e un genere di vita meno disagiato... Principalissimo è questo: i governi devono per mezzo di sagge leggi assicurare la proprietà privata... Intervenga dunque l'autorità dello Stato e, posto freno ai sobillatori, preservi i buoni operai dal pericolo della seduzione e i legittimi padroni da quello dello spogliamento..."




(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. La produzione dell'acciaio con il metodo Bessener.
Un acciaio di buona qualità si ottenne per opera di una tecnica ideata da Henry Bessemer nel 1855 e utilizzato fino al 1950. La ghisa proveniente dall'altoforno viene inserita nel "convertitore" Bessemer, un forno che può essere inclinato lateralmente per il suo caricamento e per la colata dell'acciaio. Vengono soffiate, dal basso, grandi quantità di aria attraverso la massa fusa, in modo che l'ossigeno in essa contenuto riduca la quantità di carbonio della ghisa e si combini con le impurità, trasformandole in scorie solide galleggianti, facilmente asportabili.



(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Il Crystal Palace (Londra, 1851)
L’opera, ideata da Joseph Paxton, giardiniere e costruttore di serre, consisteva in una struttura di ferro e vetro lunga 1848 piedi e larga 408. Il fatto che sia la struttura in ferro sia i pannelli in vetro fossero prefabbricati e intercambiabili abbreviò i tempi della realizzazione (soltanto sei mesi circa) e rappresentò un’assoluta novità per le tecniche costruttive dell’epoca. La struttura, un unico grande padiglione di un’estensione di diciannove acri, rappresentò una delle maggiori attrazioni mai ricordata in una Esposizione.


(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Illuminazione elettrica del corso Vittorio Emanuele, 27 aprile 1884.












(1) L'EPOCA DELLA SECONDA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. La costruzione della Tour Eiffel a Parigi (1899)












(2) L'EUROPA DOPO IL 1870. L'incoronazione di Guglielmo I. In questo dipinto di Anton Von Werner viene rappresentata l'incoronazione di Guglielmo I a imperatore di Germania. La cerimonia si tenne nel gennaio 1871 nella reggia di Versailles, simbolo della Francia, durante l'occupazione tedesca. L'imperatore è al centro della scena, davanti a lui, con l'uniforme bianca, il cancelliere Bismarck. La proclamazione avviene alla presenza degli alti gradi dell'esercito, formati dall'aristocrazia tedesca: gli ufficiali hanno le sciabole alzate in segno di gioia.



(2) L'EUROPA DOPO IL 1870. La Triplice Alleanza.
In questa vignetta umoristica del 1887 vengono rappresentati Crispi, Bismarck e il ministro degli esteri Kalnoky. Il concertino che stanno eseguendo i ministri di Italia, Germania e Austria è l'accordo difensivo della Triplice alleanza. Il concerto è diretto da Bismarck, mentre gli altri due prestano grande attenzione alla musica, come dimostra il loro enorme orecchio. Dietro la tenda spuntano le scarpe degli altri protagonisti della scena politica europea (francesi, inglesi, turchi e russi) che sono costretti a fare da spettatori al concerto dei tre.


(2) L'EUROPA DOPO IL 1870. La Comune di Parigi. In questa immagine viene rappresentato l'abbattimento della colonna Vendome nel periodo della Comune di Parigi. Un decreto emanato il 12 aprile 1871 mise in chiaro la sfida che il governo rivoluzionario parigino lanciava a tutti i potenti. Stabilì che la statua di Napoleone I, che Napoleone III aveva fatto erigere al centro di Place Vendome, fosse abbattuta in quanto "era un simbolo di forza bruta e di falsa gloria, un'affermazione del militarismo, una negazione del diritto internazionale, un insulto permanente dei vincitori ai vinti, un attentato perpetuo a uno dei tre grandi principi della Repubblica francese, la Fraternità".








(3) L'EUROPA DOPO IL 1870. La regina Vittoria
















(3) L'ITALIA DOPO L'UNITA'. La questione romana e la terza guerra di indipendenza.
La foto ritrae la breccia di Porta Pia attraverso cui i bersaglieri entrarono a Roma il 20 settembre 1870.








(3) L'IATALIA DOPO L'UNITA'. La questione meridionale: il brigantaggio.
In questa foto è raffigurata una banda di briganti.
















(3) L'ITALIA DOPO L'UNITA'. Il fenomeno dell'emigrazione.
In questa foto si vedono gli emigranti al porto di Napoli (1880).









(4) GLI STATI UNITI, POTENZA MONDIALE. Il presidente Abraham Lincoln.










(5) L'EPOCA DEL COLONIALISMO. La spartizione dell'Africa. Durante la conferenza tenutasi a Berlino nel 1884 - 85, gli europei realizzarono una vera e propria spartizione del continente africano creando degli stati artificiali per cui popolazioni tradizionalmente nemiche erano costrette a convivere, mentre altre, pur avendo la stessa lingua e la stessa storia, venivano divise. Molte tribù entrarono in conflitto tra di loro. Le conseguenze di queste scelte sono ancora oggi alla base delle guerre che si combattono in questo paese.
In questa immagine è ritratta, sotto forma di caricatura, l'Africa che viene smembrata dall'Europa.








(5) L'EPOCA DEL COLONIALISMO. La spartizione della Cina. In questa vignetta francese la Cina è rappresentata come un'immensa torta che le grandi potenze si preparano a spartirsi: la regina Vittoria d'Inghilterra, l'imperatore di Germania Guglielmo II e lo zar di Russia Nicola II sono già a tavola. La Francia, rappresentata simbolicamente da una donna, osserva interessata. Ma c'è anche un altro convitato, un guerriero giapponese. Il banchetto dell'imperialismo non è più una faccenda solo europea.








(5) L'EPOCA DEL COLONIALISMO. Darwin e la teoria dell'evoluzione. Nel suo libro più importante, L'origine della specie (1859), il naturalista inglese Charles Darwin espose la sua teoria dell'evoluzione. Sulla base delle osservazioni fatte in un lungo viaggio nelle isole dell'Oceano Pacifico, lo scienziato dimostrò che le specie animali e vegetali non sono immutabili, ma si trasformano lentamente. Nei lunghissimi tempi dell'evoluzione le diverse specie si adattano alle condizioni dell'ambiente, modificando la loro struttura biologica in modo da conservare le caratteristiche più utili alla vita. Darwin affermò che le caratteristiche assunte dall'uomo potevano essere spiegate con la legge della selezione naturale, a partire da specie simili all'uomo, come le scimmie antropomorfe. In quello stesso periodo, grazie ai progressi della medicina e allo sviluppo della tecnica e dell'economia, gli uomini bianchi erano quelli che vivevano nelle migliori condizioni e avevano una maggiore speranza di vita. Si diffuse allora in Europa l'idea che esistesse una razza bianca superiore a tutte le altre. Si sostenne addirittura che l'espansione coloniale dell'Europa nel mondo fosse dettata dalle leggi della natura, che avevano reso quella bianca la razza più solida e più forte della specie umana. Nella seconda metà dell'800 queste idee assunsero la forma di una vera e propria ideologia, che fu chiamata darwinismo sociale: molti ritenevano che anche la vita sociale si basasse su meccanismi di selezione naturale, per cui solo i più forti e adatti potevano sopravvivere. Ma tutto questo c'entrava poco con le teorie esposte da Darwin: non era scienza naturale, ma propaganda razzista. In questa caricatura Darwin viene rappresentato come una scimmia.

giovedì 14 maggio 2009

a proposito di poesie e canzoni...

Mercoledì abbiamo cercato di riflettere sul perchè abbiamo usato le canzoni per conoscere alcuni aspetti della poesia.
Ma le canzoni possono far poesia o avere almeno qualche dignità da un punto di vista letterario?
Ecco l'opinione di alcuni poeti contemporanei che, però, hanno voluto porre l'accento più sulle differenze che sulle somiglianze:
Valerio Magrelli: - E' come se entrando dal vinaio uno ordinasse pecorino. Come se mi chiedessero di che colore sono i cavalli della mia auto. Sia cavallo-motore che cavallo-animale sviluppano moto. Ora: la parola è energia, però diventa qualcosa di diverso a seconda da dove si esprime. -
Maurizio Cucchi: - De Andrè e de Gregori hanno scritto grandi canzoni. Ma la poesia è altro. Nella musica la parola ricopre un ruolo ancillare. Il che non vuol dire che singoli frammenti di canzoni non possano essere "poetici". -
Edoardo Sanguinetti: - Quello tra musica e versi è un pastrocchio che parte a scuola. Insegnano poesia con le canzoni. Ovvio: è più facile ricordare un brano famoso che i Sepolcri... Ma le radici del "male" vanno ricercate nel confusionismo, nel bric brac dell'industria cuturale che rappresenta una perversione dell'idea avanguardistica di contaminazione di opere. Solo ciò che raccoglie consenso è buono e vero per il semplice fatto di raccogliere consenso. -
Mario Desiati: - Lo snobismo dei poeti professionisti verso i canzonettari è più diffuso nelle nuove generazioni di scrittori. Eppure nessuno potrà negare che tra musica e poesia c'è un punto di contatto originario che si chiama "ritmo".

Leggetevi poi questo testo

Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi
ritrovarsi a volare
e sdraiarsi felice sopra l'erba ad ascoltare
un sottile dispiacere.
E di notte passare con lo sguardo la collina per scoprire
dove il sole va a dormire.
Domandarsi perche' quando cade la tristezza in fondo al cuore
come la neve non fa rumore
e guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere
se poi e' tanto difficile morire.
E stringere le mani per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'...
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni.
Uscir dalla brughiera di mattina dove non si vede ad un passo
per ritrovar se stesso.
Parlar del piu' e del meno con un pescatore per ore ed ore
per non sentir che dentro qualcosa muore...
E ricoprir di terra una piantina verde sperando possa
nascere un giorno una rosa rossa.
E prendere a pugni un uomo solo perche' e' stato un po' scortese
sapendo che quel che brucia non son le offese.
E chiudere gli occhi per fermare
qualcosa che
e' dentro me
ma nella mente tua non c'e'...
Capire tu non puoi
tu chiamale se vuoi
emozioni
tu chiamale se vuoi
emozioni.

E adesso ascoltatelo...



Che ne dite?

La prof. emozionata...

lunedì 11 maggio 2009

discorsi di Hitler e Mussolini

Pubblico tre video con i discorsi dei due dittatori Hitler e Mussolini e un video in cui sono raccolte alcune immagini della propaganda di Stalin (purtroppo non sono riuscita a trovare dei discorsi del dittatore con i sottotitoli in italiano, la musica che si sente in sottofondo è quella dell'inno sovietico). Guardate questi video e confrontateli evidenziando gli aspetti comuni.


Discorso del 26 marzo 1939 per il ventennale dei fasci


Dichiarazione di guerra: 10 giugno 1940



sabato 9 maggio 2009

DOSSIER DI STORIA... per gli esami (e non solo). Unità 1: La prima metà dell'Ottocento

Ecco il dossier di storia dell'unità "La prima metà dell'Ottocento". Le immagini e i documenti sono presenti quasi tutti anche nel vostro testo. Accanto alle figura compare tra parentesi il numero del capitolo e in corsivo il titolo del capitolo a cui l'immagine si riferisce. Buon ripasso!!


(1) L'ETA' DELLA RESTAURAZIONE. Il Congresso di Vienna








(1) L'ETA' DELLA RESTAURAZIONE: Il patto della Santa Alleanza
Art. 1. Conformemente alle parole delle Sante Scritture, le quali comandano a tutti gli uomini di riguardarsi come fratelli, i tre monarchi contraenti rimarranno uniti con legami di vera e indissolubile fratellanza, e considerandosi come compatrioti, in qualunque occasione ed in qualunque luogo si presteranno assistenza, aiuto e soccorso; e considerandosi verso i loro sudditi ed eserciti come padri di famiglia, li guideranno nello stesso spirito di fratellanza da cui sono animati per proteggere la religione, la pace e la giustizia.
Art. 2. Di conseguenza, il solo principio in vigore, sia fra i detti governi, sia fra i loro sudditi, sarà quello di rendersi reciprocamente servizio, di manifestarsi con una benevolenza inalterabile le scambievoli affezioni da cui devono essere animati, di considerarsi tutti come membri di una medesima nazione cristiana, riguardandosi i tre Prìncipi alleati, essi stessi, come delegati della Provvidenza a governare tre rami della stessa famiglia, cioè: l'Austria, la Prussia, e la Russia, dichiarando così che la nazione cristiana di cui Essi e i loro popoli fanno parte, non ha realmente altro sovrano se non quello a cui solo appartiene in proprietà il potere, perchè in lui solo si trovano tutti i tesori dell'amore, della scienza e della saggezza infinita, cioè a dire Dio, il nostro Divin Salvatore Gesù Cristo, il Verbo dell'Altissimo, la parola di vita.
Fatto in triplo e sottoscritto a Parigi, l'anno di grazia 1815, il 14 - 26 settembre.
Francesco, Federico Guglielmo, Alessandro


(1) L'ETA' DELLA RESTAURAZIONE. Le isurrezioni del 1830. Il dipinto di Eugène Delacroix La libertà guida il popolo celebra le tre gloriose giornate combattute dai parigini nel 1830. Tutte le classi sociali parteciparono alla lotta comune. Alla guida della folla c'è una figura femminile che è diventata il simbolo della Francia: la Marianne. Questa donna personifica tuttora la Repubblica francese e rappresenta la permanenza dei valori della Repubblica.





(1) L'ETA' DELLA RESTAURAZIONE. Giuseppe Mazzini.


















(2) LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Interno di una filanda agli inizi dell'Ottocento. Riproduzione di un quadro di Giovanni Migliara del 1828. L'immagine mostra i protagonosti dei cambiamenti di quest'epoca: la ricca borghesia imprenditoriale (al centro della scena), composta da persone di basso livello di istruzione, ma dotate di buone capacità negli affari o da ricchi possidenti passati alle nuove attività produttive; la classe operaia (ai lati), che rappresenta la manodopera necessaria allo sviluppo del processo industriale; i macchinari, che consentono di ottenere una grande quantità di prodotto di buona qualità a prezzi più vantaggiosi; le fabbriche, grandi stabilimenti dove si concentrano le macchine e la manodopera che cambiano il volto delle città e del paesaggio europeo.



(2) LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Incisione di Gustave Dorè che rappresenta gli slums londinesi.












(2) LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Lavoro minorile. Agli inizi del XIX secolo, nel pieno della rivoluzione industriale in Gran Bretagna, gli industriali ricorsero a un massiccio sfruttamento del lavoro minorile. I bambini, che in alcuni casi non avevano più di cinque o sei anni, arrivavano a lavorare fino a 16 ore al giorno e in condizioni spesso pericolose, soprattutto se impiegati nelle miniere. Le prime leggi volte a regolamentare il ricorso alla manodopera minorile furono approvate soltanto nella seconda metà del XIX secolo.


(2) LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. La partenza inaugurale del treno sulla tratta ferroviaria Napoli - Portici (1839)
















(3) IL TRIONFO DELLA BORGHESIA. H. Philippoteaux, Lamartine arringa la folla. In questo dipinto del 1848, si vede il poeta Lamartine (al centro) davanti al Municipio di Parigi il 25 febbraio 1848, mentre invita a gettare le bandiere rosse usate durante la rivoluzione e a mantenere il tricolore, simbolo della nazione.



(4) IL RISORGIMENTO. Le cinque giornate di Milano. La lotta a Porta Vittoria, ribattezzata Porta Tosa dopo il successo degli insorti nel 1848.












(4) IL RISORGIMENTO. Lo Statuto Albertino.

Art. 1. - La Religione Cattolica, Apostolica e Romana è la sola Religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono tolleraticonformemente alle leggi.
Art. 2. - Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica.
Art. 3. - Il potere legislativo sarà collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato, e quella dei Deputati.
Art. 4. - La persona del Re è sacra ed inviolabile.
Art. 5. - Al Re solo appartiene il potere esecutivo. Egli è il Capo Supremo dello Stato: comanda tutte le forze di terra e dimare; dichiara la guerra: fa i trattati di pace, d'alleanza, di commercio ed altri, dandone notizia alle Camere tosto che l'interesse e la sicurezza dello Stato il permettano, ed unendovi le comunicazioni opportune. I trattati che importassero un onere alle finanze, o variazione di territorio dello Stato, non avranno effetto se non dopo ottenuto l'assenso delle Camere.
Art. 6. - Il Re nomina a tutte le cariche dello Stato; e fa i decreti e regolamenti necessarii per l'esecuzione delle leggi, senzasospenderne l'osservanza, o dispensarne.
Art. 7. - Il Re solo sanziona le leggi e le promulga.



(4) IL RISORGIMENTO. Cavour.

















(4) IL RISORGIMENTO. Garibaldi.





L'ANGOLO DELLA STORIA (3) - LO STALINISMO

Ecco alcune precisazioni sullo stalinismo.


Dopo la morte di Lenin, nel 1924, fra i capi bolscevichi si aprì un'aspra lotta per la successione alla guida del partito e dunque dell'Unione Sovietica. Il più prestigioso tra i leader della rivoluzione civile, Trotskij, sosteneva che era necessario alimentare la rivoluzione in tutto il mondo (teoria della rivoluzione permanente). Contro di lui, altri capi bolscevichi sostenevano che l'Unione Sovietica aveva bisogno di pace e doveva sviluppare la sua economia senza scosse. Tra le due linee contrapposte emerse la personalità di Stalin (in foto) che difendeva l'ideale del socialismo in un solo paese. Messo in minoranza Trotskij venne accusato di tradimento e mandato in esilio. Alla fine degli anni '20 Stalin era ormai il dittatore incontrastato del paese. Stalin decise di imporre al paese un programma di modernizzazione forzata per trasformare in pochi anni la Russia in una grande potenza industriale moderna. Nel 1928 egli abolì ogni forma di iniziativa privata: non solo le fabbriche, ma anche negozi e botteghe potevano appartenere esclusivamente allo Stato. Tutta la vita economica del paese era decisa dal governo e regolata attraverso i piani quinquennali che stabilivano, ogni cinque anni, come investire le risorse del paese e che cosa produrre. I piani quinquennali si concentravano sull'edificazione dell'industria pesante (impianti siderurgici e meccanici), raffinerie di petrolio e centrali elettriche, dighe, canali e linee ferroviarie. Gli operai furono costretti a sottoporsi ad una disciplina di tipo militare. Nel giro di pochi anni la produzione industriale si accrebbe e il paese fu portato alla pari delle altre potenze occidentali. Ma ciò si potè ottenere solo riducendo al minimo indispensabile la produzione di vestiario, alimentari e alloggi: la gente, perciò, continuò a vivere in assoluta povertà. Il prezzo più spaventoso fu pagato dalle campagne. Nel 1930 Stalin lanciò la nuova parola d'ordine: collettivizzazione delle campagne. I contadini dovevano dovevano mettere in comune la terra e il bestiame formando delle cooperative (kolchoz). In certe zone lo stato avrebbe costituito delle grandi aziende agricole statali (sovchoz) dove i contadini sarebbero stati assunti come gli operai in fabbrica. I contadini che negli anni della NEP erano riusciti a risparmiare vendendo i loro prodotti (kulaki) non volevano mettere in comune i frutti del loro lavoro e si ribellarono. Stalin li accusò di tradimento e li fece deportare nelle zone più fredde o aride del paese provocando la morte di molte persone.
L'Unione Sovietica di Stalin era un paese totalitario, infatti lo Stato controllava totalmente la vita della gente imponendo a ciascuno come doveva vivere e cosa doveva pensare. La società sovietica si trasformò in una dittatura poliziesca dove si rischiava continuamente di essere accusati di tradimento: criticare o solo discutere era troppo pericoloso. Uno degli scopi dei bolscevichi era quello di istruire il popolo liberandolo dall'analfabetismo. L'istruzione scolastica gratuita ottenne questo obiettivo, ma insieme a questa era impartita anche l'istruzione politica: tutti dovevano studiare il pensiero di Marx, di Lenin e di Stalin. La propaganda divenne un aspetto della vita quotidiana: ovunque c'erano slogan, cartelloni, striscioni che invitavano la gente a lavorare di più, a servire il comunismo, a essere fedele a Stalin. Mezzi efficaci di propaganda furono la radio, la grafica dei manifesti, il cinema, l'arte. la diffusione della propaganda significò il dominio della menzogna: ogni realtà spiacevole era nascosta alla gente, a cui si faceva credere che andava tutto bene.

Alla metà degli anni '30 si abbattè sull'URSS un'ondata di vero e proprio terrore. Si aprì la stagione delle "grandi purghe" (1936 - 1938): tutti coloro che si opponevano al dittatore furono eliminati. Processi e condanne colpirono dirigenti del partito, tecnici che gestivano le industrie, ufficiali dell'Armata Rossa. Frequentemente gli imputati, dopo essere stati sottoposti a tortura, confessavano crimini di cu non erano colpevoli. Coloro che scampavano alla fucilazione finivano nei gulag, campi di concentramento in cui erano costretti ai lavori forzati. Si calcola che dopo il 1934 i prigionieri oscillavano tra i 7 e gli 8 milioni. Tra il 1934 e il 1941 vennero private della libertà circa 20 milioni di persone, delle quali 7 milioni furono uccise o morirono durante la prigionia.

venerdì 8 maggio 2009

L'ANGOLO DELLA STORIA (2) - IL NAZISMO

Ecco alcune precisazioni anche sul nazismo. Occhio alle immagini...


Dopo la prima guerra mondiale, da cui la Germania uscì sconfitta, venne proclamata la repubblica, detta di Weimar dal nome della cittadina dove il governo si rifugiò nei primi mesi, per sfuggire ai moti rivoluzionari di Berlino. Il governo socialdemocratico ottenne un momentaneo consenso da parte della borghesia, non piaceva invece agli operai, che sognavano una rivoluzione comunista. Il paese era uscito dalla guerra in ginocchio: oltre all'umiliazione inflitta con il Trattato di Versailles, la Germania dovette affrontare una grave crisi economica. La disoccupazione era alle stelle e presto si verificò il crollo della moneta tedesca: il marco subì un'inflazione senza precedenti riducendosi a carta straccia. In questa immagine si vedono dei bambini che usano banconote ormai senza valore per fare le costruzioni. Per comprare una pagnotta bisognava spendere duecento milioni di marchi, mentre prima della guerra bastavano pochi centesimi. I risparmi di tutte le famiglie tedesche vennero polverizzati, mentre pensionati, operai e impiegati erano ridotti alla fame. Solo l'intervento del governo americano permise di avviare una certa ripresa economica, ma lo scoraggiamento della popolazione e la sfiducia nella repubblica aumentavano.


Fra i movimenti politici che minacciavano la Repubblica di Weimar c'era anche il piccolo Partito nazionalsocialista, presto abbreviato in nazista, fondato da Adolf Hitler. Questo partito voleva abbattere la democrazia per sostituirla con la dittatura, esaltava la tradizione nazionalista, imperiale e militare della Germania e voleva riprendere i territori perduti con il trattato di Versailles. I nazisti odiavano i comunisti ed erano pronti a usare la violenza per aggredire e sciogliere le organizzazioni operaie, partiti e sindacati. Il partito reclutava molti reduci di guerra abituati alla violenza che si organizzarono in squadre armate (SA = squadre d'assalto), riconoscibili per le camicie brune (sul modello delle camicie nere del fascismo italiano). Nonostante una certa diffidenza, il nazismo era guardato con simpatia da molti borghesi. Nel 1923 a Monaco, Hitler e i nazisti tentarono un colpo di stato con l'appoggio di alcuni ufficiali dell'esercito. Il colpo di stato fallì e Hitler finì in carcere per un anno. Durante la prigionia scrisse il libro Mein Kampf (la mia battaglia) in cui espose il suo programma politico. Egli partiva dal presupposto che l'umanità fosse divisa in razze e che la razza ariana (cioè portatrice delle lingue indoeuropee) di cui il popolo tedesco era parte, fosse superiore a tutte le altre e per questo chiamata a sottometterle e a dominarle. Il popolo tedesco si trovava in una situazione di decadenza perchè nei secoli si era mescolato con razze inferiori. I principali responsabili di questa corruzione erano gli ebrei che Hitler considerava inferiori a ogni altra razza. Erano accusati di aver diffuso la degenerazione morale, gli ideali malefici della democrazia e del comunismo e di essere a capo del capitalismo mondiale. I tedeschi dovevano recuperare la purezza del loro sangue emarginando gli ebrei e impedendo che gli omosessuali, i malati di mente, coloro che avevano gravi difetti fisici potessero riprodursi. Una volta recuperata la purezza, i tedeschi dovevano ricostruire la grandezza della loro nazione e per fare ciò era necessario conquistare uno spazio vitale più ampio, una grande nazione che riunisse tutti i gruppi di lingua e cultura tedesca. La Germania doveva espandersi verso est, impadronendosi dei territori abitati dagli slavi, anch'essi giudicati una razza inferiore. Perchè le sue idee, soprattutto l'odio per gli ebrei, furono accettate dai tedeschi? Hitler sosteneva che la sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale era dovuta ad una cospirazione di tutti gli ebrei del mondo, fra i quali i ricchi banchieri che controllavano l'alta finanza europea e americana. Hitler aveva capito che i tedeschi, umliati dalla sconfitta, avevano bisogno di dare la colpa a qualcuno: l'immagine del banchiere ebreo che si arricchisce con le speculazioni di borsa, suscitava facilmente l'odio dei reduci disoccupati o degli impiegati o dei negozianti rovinati dall'inflazione.

I nazisti si presentarono alle elezioni del 1930 ottenendo un buon risultato. Nel 1932 la Germania andò alle elezioni due volte: per eleggere il nuovo presidente della Repubblica e il parlamento. Hitler si candidò alla presidenza, ma venne sconfitto da Hindenburg (nella foto la stretta di mano tra i due). Pochi mesi più tardi si svolsero le elezioni politiche, in un clima di violenza e intimidazioni: il partito nazista ottenne la maggioranza dei voti. Hindeburg affidò allora a Hitler l'incarico di formare il governo nominandolo Cancelliere del Reich (inizio del 1933). Appena salito al potere, Hitler sciolse il parlamento e indisse nuove elezioni. Pochi giorni prima i nazisti incendiarono il parlamento facendo ricadere la colpa sui comunisti. Hitler, allora, sospese la Costituzione tedesca e trasformò la Germania in una dittatura cancellando la libertà di stampa, di parola e di associazione.


Nel 1934 Hindenburg morì e Hitler divenne capo dello Stato e comandante supremo dell'esercito. I nazisti ottennero via via le posizioni più prestigiose nell'esercito. Le SS, una sorta di esercito privato alle dipendenze di Hitler, rappresentavano un'ulteriore garanzia. Anche alla polozia di Stato venne associato un corpo armato parallelo: la Gestapo, incaricata di perseguitare e uccidere gli oppositori politici. Alle SS e alla Gestapo fu affidata la gestione dei Lager, i campi di concentramento attivi fin dal 1933 per rinchiudere gli avversari politici e tutti coloro che i nazisti consideravano "inutili" per la nuova Germania. Nella foto un raduno nazista a Norimberga (1936). Sul palco campeggia la svastica, simbolo del nazismo.







Non appena preso il potere, Hitler cominciò a realizzare il suo programma. Dichiarò nullo il trattato di Versailles e ritirò il paese dalla Società delle Nazioni. La Germania nazista avviò un programma di riarmo e commissionò grandi opere pubbliche, che diedero lavoro a migliaia di disoccupati. Forte del consenso popolare il regime nazista fu totalitario: anche gli ambiti della vita civile, culturale e religiosa dovevano conformarsi all'ideologia ufficiale. Particolare attenzione fu rivolta ai giovani, inquadrati fin dall'infanzia in un'organizzazione di tipo militare, la Gioventù hitleriana. Il progetto del dittatore era quello di allevare una nuova generazione che ignorasse addirittura l'esistenza di idee diverse da quelle naziste, come ad esempio quelle comuniste. Ecco un brano tratto dal libro Mein Kampf in cui Hitler espone il suo progetto educativo: "La mia scienza pedagogica è dura. Il debole deve essere spazzato via. Nei centri del mio nuovo Ordine verrà allevata una gioventù che spaventerà il mondo. Io voglio una gioventù che compia grandi gesta, dominatrice, ardita, terribile... Essa deve sopportare il dolore, non deve avere nulla di debole o effeminato. Forte e bella voglio la mia gioventù. La farò istruire in ogni esercizio fisico. Voglio una gioventù atletica... Non voglio un'educazione intellettuale. Il sapere mi rovina la gioventù... Ma i giovani debbono imparare il senso del dominio. Debbono imparare a vincere nelle prove più difficili la paura della morte". Nell'immagine si vede il manifesto della Gioventù hitleriana: i giovani nazisti in camicia bruna mettono in fuga i membri di tutti gli altri gruppi giovanili ormai proibiti dal regime (boy - scout o gruppi parocchiali).